La Cannabis Light, Monopolio di Stato?

Nella prossima Legge di Bilancio, attualmente al vaglio del Governo, potrebbe essere inserito un emendamento che danneggerebbe notevolmente il settore della cannabis legale (detta ‘light’ per via del contenuto di THC particolarmente basso).

Lo scopo dell’emendamento sarebbe quello di inserire i derivati della canapa legale (cannabis sativa L., ai sensi della Legge n. 242 del 2016) tra i prodotti soggetti al monopolio di Stato. Se tale proposta venisse approvata, la cannabis light sarebbe venduta “in via esclusiva dalle rivendite di generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957 n. 1293, quindi tabaccherie, e dagli esercizi di cui al comma 5-bis dell’articolo 62-quater del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, quindi rivendite di sigarette elettroniche”. In altre parole, i derivati della cannabis legale verrebbero equiparati ad altri prodotti da inalazione (come il tabacco e i liquidi per le sigarette elettroniche). Di conseguenza, la distribuzione sarebbe concessa solo ai soggetti autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, a differenza di quanto accade adesso. Al momento, infatti, è possibile acquistare derivati light della canapa sia presso negozi fisici che e-commerce specializzati come La Canapa Italiana, i quali rappresentano canali di vendita affidabili e trasparenti di marijuana legale.

Gli effetti dell’emendamento

Le aziende che operano nel settore della cannabis ‘light’ hanno accolto in maniera a dir poco allarmata la notizia. L’approvazione dell’emendamento, infatti, comporterebbe – come detto – l’inserimento dei derivati della canapa nel novero dei prodotti sottoposti al Monopolio di Stato; ciò avrebbe un impatto notevole non solo sui canali di distribuzione, ma anche sui prezzi di vendita al pubblico, dal momento che la tassazione sarebbe al 23,5%. Di conseguenza, gli shop fisici e digitali sarebbero esclusi dalla vendita mentre i prodotti commercializzati nelle tabaccherie e nei negozi di sigarette elettroniche sarebbero gravati da un’accisa che farebbe aumentare notevolmente il prezzo. In termini pratici, il nuovo emendamento metterebbe a rischio circa il 60% dell’indotto economico dell’intero settore, oltre a 6.500 posti di lavoro.

Cos’è la “cannabis light”

Quando si parla di “cannabis light”, almeno in relazione al quadro normativo italiano, si fa riferimento ai derivati della canapa sativa L. il cui contenuto di THC non supera lo 0.5%. I prodotti con tali caratteristiche vengono considerati legali in quanto sono innocui (il THC è il principio attivo responsabile degli effetti psicotropi sortiti dalla marijuana e dall’hashish). La concentrazione presente nei derivati ‘legali’ è talmente bassa da non provocare effetti psicotropi o psicoattivi (da qui l’appellativo ‘light’) ma solo blandamente rilassanti.

La cannabis legale viene ricavata, come già accennato, dalla canapa sativa L.; quest’ultima rappresenta l’unica varietà della pianta che può essere coltivata in Italia e nel resto dell’Unione Europea, a patto di essere prodotta a partire da semi certificati. La legge n. 242 del 2016, in aggiunta, consente di lavorare la canapa in vario modo, per ottenere prodotti destinati all’uso alimentare e cosmetico, semilavorati (fibra, polvere, canapulo e cippato), carburanti e combustibili, nonché materiale per la bioedilizia e la bioingegneria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.